Il disturbo borderline e il lavoro.

Ecco perché l’individuo borderline non è uno “scansafatiche”

Articolo di Tea Girardi

Oggi voglio dare spazio alla testimonianza di una carissima amica, anche lei borderline. É già una scrittrice e grazie all’ispirazione che il suo libro mi ha dato, ho deciso di aprire un blog in cui mettermi a nudo e raccontare del mio disturbo mentale. Di seguito la testimonianza di un’altra donna affetta da questo disturbo

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Il disturbo Borderline di Personalità, così complesso e oscuro in tutte le sue forme, influisce sulla vita e sulle condizioni psicofisiche del paziente in qualsiasi ambito, sentimentale, relazionale, sociale, e anche in quello lavorativo.
Spesso un paziente borderline non riesce a gestire un lavoro, o a tenerselo per una certa durata di tempo, senza crollare o cadere rovinosamente. Innanzitutto dobbiamo considerare che ogni ambiente lavorativo é anche un ambiente sociale, l’individuo borderline si trova quindi catapultato in un mondo nuovo in cui relazionarsi con diverse figure, che collaborano con lui o dirigono le sue mansioni. Le relazioni sono spesso instabili e burrascose, l’individuo borderline ricerca disperatamente l’approvazione dei suoi colleghi e del datore di lavoro, parte a mille e si mostra disponibile e aperto all’ascolto e all’ insegnamento, dà il suo massimo nel disperato tentativo di soddisfare chi lo dirige e di non deludere, chiedendo a sé stesso il massimo fino ad arrivare al limite del suo potenziale, e diventa in grado di precipitare rovinosamente anche solo per una critica costruttiva o un consiglio spassionato, da lui percepito in modo distorto e visualizzato sotto la forma di “Allora non sono in grado, allora non valgo nulla, allora non merito questo posto di lavoro”. L’impegno emotivo e ciò che il paziente richiede a sé stesso ha decisamente un peso importante, che lo porta a stancarsi molto più in fretta di un normotipo, o a soffrire per una parola detta in buona fede, o a sentirsi terrorizzato all’idea di deludere le aspettative di chi gli ha concesso fiducia. Arriva molto più velocemente ad una stanchezza psicofisica, nella quale subentrano velocemente aggressività, sfoghi verbali o fisici, paure, paranoie e ossessioni. Cammina su una fune così sottile dalla quale è facile cadere, aggrappandosi poi a comportamenti tipicamente disfunzionali, a pesante autocritica, al sentirsi una “nullità” o al provare rabbia e sentimenti d’odio nei confronti di chi collabora con lui o chi lo dirige. Un altro elemento fondamentale da prendere in considerazione sono gli infiniti alti e bassi emotivi, il passare da sentimenti di euforia e serenità a stati depressivi o ansiogieni in pochissimo tempo. Capita di alzarsi privi di energie mentali e fisiche, di non percepire la voglia di vivere, di aprire gli occhi e scontrarsi con paranoie che offuscano la visione del mondo e dell’impegno giornaliero. Capita facilmente di “andare nel pallone” , soprattutto dopo un errore più o meno banale, dall’ individuo percepito come “errore irreparabile” .
La vita lavorativa di un paziente borderline è caratterizzata da frequenti sbalzi d’umore, terrore di non farcela, rabbia e stress accumulati e dovuti ai pensieri distorti , alla realtà percepita in modo distorto e alle reazioni mal interpretate di colleghi o datori di lavoro.
Il paziente borderline è inoltre spesso in cura con terapia farmacologica più o meno pesante, che può portare a un affaticamento nel funzionare normalmente o addirittura a non essere in grado di svolgere determinati tipi di lavoro di natura fisica molto pesanti. Sfida la sua mente e il suo corpo per dare sempre di più, come un caterpillar, senza considerare i propri limiti e le proprie potenzialità. Difficilmente riesce ad esprimere in modo sereno il suo stato d’animo in quel momento, percepisce spesso sentimenti di vuoto e dispercezione dalla realtà. La mente si annebbia e l’individuo borderline si ritrova facilmente a non riuscire a compiere più nemmeno le mansioni più semplici e basilari, confuso e sperduto in un ambiente che, soprattutto in condizioni di forte stress, stenta persino a riconoscere. Capita soprattutto in situazioni faticose o di grande impegno che il paziente si infastidisca pesantemente, sfoghi la sua rabbia con atti verbali o fisici che nemmeno lui, una volta tranquillizzato, riesce a spiegarsi, e cade in un tunnel di sensi di colpa e paure.
Tuttavia, il lavoro per un individuo borderline è a parer mio necessario.
Necessario per aiutarlo ad acquisire un identità più completa, ad essere indipendente, a sentirsi efficace e funzionale, a imparare a mantenere un impegno nonostante le tante difficoltà, a sentirsi libero, ad imparare, ad allargare la sua rete sociale allontanando l’isolamento, a sentirsi più forte.
Trovo sia necessario che il paziente riesca a trovare un equilibrio tra “lavoro” e “vita di tutti i giorni”, a ritagliarsi dei momenti di riposo in cui poter staccare la testa, a dedicarsi a ciò che ama, a rigenerarsi come meglio crede, magari con l’aiuto della mindfullness, della meditazione, della natura e di chi gli sta vicino. È anche importante che si gratifichi per gli impegni sostenuti e mantenuti, che scali la montagna un gradino per volta respirando l’aria fresca e congratulandosi con sé stesso per avercela fatta anche quel giorno.

Testimonianza di Antonella
Testimonianza di Antonella
Testimonianza di Antonella

LA VERGOGNA

Quanta vergogna provi nel soffrire.
Non parli quando stai male e
i tuoi fantasmi diventano più grandi.

Vergogna per le tue cicatrici,
vergogna per la tua insonnia.
Vergogna ti mangia viva.

Ho provato davvero tanta vergogna quando ho scoperto della mia malattia. Per mesi interi non sono uscita di casa. Credevo che tutti sapessero, tutti mi guardassero. Mi vergognavo del mio fisico, nonostante sia sempre stata esile e magra. Mi vergognavo del mio dolore, ero certa che da fuori tutti se ne accorgessero.

Nel frattempo la vergogna era cibo per il mio dolore. I fantasmi banchettavano con lei e diventavano sempre più grandi. Dovetti cominciare a tagliarmi di più, per farli uscire dal mio corpo. Non esisteva più Sara, esisteva il suo fantasma, il suo dolore, la sua tossicodipendenza.

Odiavo quella sensazione. Non potevo parlare con nessuno di quel che provavo perchè “Tanto nessuno ti capisce”, sussurrava la voce nella mia testa.

Ora so che non è così. Oggi posso dire di aver superato quel muro di vergogna e vi assicuro che i fantasmi hanno cominciato a diventare minuscoli.
Quando parli di loro, loro scompaiono, diventano piccole costruzioni nella tua mente sostituibili dal coraggio. Un coraggio che cresce forte nel tuo corpo, pianta le radici nel tuo cuore come un albero nella terra.

Il coraggio di dire “IO SOFFRO”.

Cicatrici

Ho braccia e gambe pieni di cicatrici,
perchè il dolore delle ferite che mi infliggevo
mascherava il dolore dentro di me.

Ero arrabbiata con mio padre e anche con mia madre.

Ma se volete tornare a vivere dovete perdonare.
Perdonare voi stessi e chi vi ha ferito.
Fatelo per voi, per tornare a vivere.

Solo quando riuscirete a perdonare,
Sarete liberi veramente.

Non combattete i vostri demoni da soli e qualunque sia la vostra storia,
tornerete a vivere.

Sola

Sola cammino per la strada,

sola stringo i pugni,

sola mi trovo a parlare,

sola mi trovo a giocare.

Non mi capisci, questo lo so.

Non è semplice vivere come me,

sempre sospesa in bilico a chiedermi “che c’è”?

Vorrei essere portata via dal vento, volare come una foglia stanca,

sentire l’aria che mi accarezza il volto,

perchè queste lacrime mi rigano le guance?

Perchè piango? perchè piangi?

Perchè siamo soli in questa strada abbracciata dagli alberi?

Vorrei tu potessi capire cosa mi dicono le voci che sento.

Vivo sospesa in bilico, senza pelle,

ogni parola è un graffio nella carne lacerata dal dolore della solitudine.

LEI.

Lei è un caldo abbraccio.
Lei è una protezione.
Lei è quella che ti salva.

Le voci nella testa si placano grazie a Lei.
Il mondo sembra meno cattivo con Lei.
La vita sembra più facile con Lei.

Lei pian piano ti ruba la vita.

Ruba i tuoi sensi Quanti cibi senza sapore vomitati subito dopo.
Quanti profumi diventano puzze immonde con l’odore di Lei sulle dita.
Lei ti ruba l’anima.
Lei ti mangia dentro

Lei ti uccide lentamente.

 

La depressione si nasconde dietro un sorriso.

O come riconoscere una persona che ne soffre.

Perché è tutta una questione di sofferenza. Quando Il dolore che provi ti stringe la testa cosî forte da non farti respirare, senti Il cuore correre veloce e i battiti scandiscono un tempo che resta immobile. I minuti durano ore, le ore sembrano giorni. Vuoi dormire, come quando eri bambina, con la stessa identica serenità. 

Ma nemmeno dormire risulta semplice a chi soffre, perchè La sofferenza ti ruba anche il sonno. Riempie la tua mente con pensieri orribili, fatti di mostri e ombre che sorridono. Penserete: “Almeno loro lo fanno”. Questi fantasmi ti rapiscono, ti costringono a letto anche nelle giornate di sole. Tapparelle abbassate, testa sotto il piumone, ansia al solo pensiero di alzarsi.

Anche chi soffre sorride, ma sorride per convenienza. Perché la sofferenza non vuole essere scoperta, vuole restare nell’ombra, nell’oscurità della depressione. In molti credono che un sorriso dimostri la felicità di qualcuno, ma non è così. Spesso è il contrario. Pensateci: chi sceglie di porre fine alla propria vita è sempre il più felice. Un sorriso depresso è un sorriso troppo smagliante. Lo si riconosce dalla sua intensità.
Io lo so bene. la depressione è uno dei tratti del borderline e io l’ho provata sulla mia pelle, l’ho sentita nelle ossa. Soprattutto la depressione sorridente. Ho sorriso per così tanto tempo e facendo così tanta fatica che Ercules si congratulerebbe con me per aver superato le sue 12 fatiche in una volta sola.

La depressione felice, o smiling depression, è quella maschera di felicità che la persona depressa indossa davanti agli altri, celando dietro la sua bocca sorridente un disagio interiore che si manifesta con la sensazione di sentirsi persi, fragili, troppo incapaci di condurre una vita normale. In realtà agli occhi degli altri, apparentemente, il depresso sorridente conduce una vita normale.
Quante volte mi sono sentita ripetere “Come fai ad essere depressa? Sei la persona più solare che conosca”. Ecco, non ditelo MAI! Specialmente se vi si sta confidando uno stato mentale così pericoloso come la depressione. NON SOTTOVALUTATE MAI CHI VI DICE DI ESSERE DEPRESSO, lo farete chiudere in se stesso e non c’è nulla di più pericoloso dell’incapacità di chiedere aiuto.

Depressione, come riconoscerla

Le caratteristiche della depressione sono molteplici, spicca l’abbassamento del tono umorale.
Quali sono le altre caratteristiche?
Ho trovato una bellissima intervista a Cristina Colombo, responsabile del centro dei disturbi dell’umore dell’ospedale San Raffaele di Milano.


Nelle fasi acute il disturbo dell’umore è invece evidente e si manifesta con vissuti di profonda tristezzadolore morale, senso d’inutilitàdisperazione, associati alla perdita dello slancio vitale e all’incapacità di provare gioia e piacere.

Cristina Colombo, responsabile del centro dei disturbi dell’umore dell’ospedale San Raffaele di Milano, Intervistata dalla Fondazione Veronesi
https://www.fondazioneveronesi.it/magazine/articoli/lesperto-risponde/depressione-come-riconoscerla